Sarah Hennies

12.10.2018 → 15.10.2018

AV Installation


contralto

con·tràl·to/

sostantivo maschile e aggettivo

1. sostantivo maschile

La più grave delle voci femminili e delle voci bianche

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Standards risponde all’invito di i9, sezione di ArtVerona dedicata agli spazi indipendenti, felice di presentare la prima italiana di “Contralto”, breve film dell’artista sonora statunitense Sarah Hennies, proposto per l’occasione in formato di installazione audiovisiva in loop.

La scelta di “Contralto” risponde al tema proposto dal concorso costruendo, durante i giorni di ArtVerona, la possibilità per uno spazio di relazione tra il visitatore invitato ad ascoltare attivamente l’esperienza umana e sonora di un gruppo di persone e l’opera che, collocata in un contesto eterogeneo e dinamico come la fiera, può raggiungere un numero di persone più ampio del solito.

Nel contesto attuale nel quale viviamo e operiamo come spazio d’arte non profit, crediamo che l’utopia necessaria venga realizzata rendendo concretamente possibile le condizioni per un’esperienza artistica che rappresenti un momento ordinario e non straordinario nella vita quotidiana del pubblico. Siamo convinti infatti che attraverso gli strumenti e il linguaggio dell’arte si può avere occasione di fare esercizio costante di ascolto profondo, empatico, umano e vitale dell’altro. Per far sì che questo accada, e per assicurare le possibilità di un ascolto realmente consapevole in linea con gli interessi di Standards rivolti alla diffusione della cultura sonora, il nostro compito è quello di prenderci cura di uno spazio ogni volta creato da zero, che non corrisponde solo allo spazio fisico in cui si colloca il progetto ma che può essere pensato come una costellazione di tutte le forze che compongono la dinamica dell’esperienza artistica nel suo complesso: la scelta del contenuto, la qualità della ricerca, la singolarità dell’artista invitato e le sue esigenze, le specificità dell’opera, le competenze proprie di ciascuna figura professionale coinvolta e le rispettive unicità, i costi ideali, le possibilità economiche effettive, il calcolo dei rischi, la risoluzione dei problemi tecnici e logistici con le risorse a disposizione, la strategia di comunicazione, la relazione con il contesto, le aspettative di chi conosce lo spazio e quelle di chi si avvicina per la prima volta alla nostra attività, la tempistica, l’allestimento, la presenza, il contesto e tutte le innumerevoli variabili che neanche si riescono talvolta ad immaginare. Sono tutte traiettorie in continuo movimento e di cui Standards si fa catalizzatore e garante affinchè ci siano equilibrio, rispetto reciproco e libertà di spostamento. In questo spazio, nessun soggetto prevale su un oggetto, nessuna forma di potere viene messa in atto e le possibilità possono essere vorticosamente infinite. Riuscire a rendere reali e sostenibili occasioni di questo tipo, facendo della variabile un potenziale e non un limite, è il traguardo che ci poniamo; ogni singolo progetto di Standards è per questo motivo un mondo che si realizza ed entra in orbita con il territorio. Questo sforzo, vissuto con entusiasmo, è quanto definisce la nostra identità quale “realtà indipendente” nel sistema dell’arte.

Nella dinamica di Verona e della fiera di arte contemporanea, Standards prova a contribuire dando spazio alla voce, in linea con la sua ricerca artistica orientata ad allargare gli orizzonti della cultura sonora. “Contralto” è infatti scelto per l’indagine materiale ed esperienziale che sottende l’opera e per la sua capacità di esplorare il suono includendo il linguaggio visivo. Pur presentandosi come un breve film, si tratta infatti a tutti gli effetti di un evento sonoro, che comprende una musica originale composta da suoni e voci, non necessariamente organizzati linearmente. Più che una descrizione, potremmo dire che il documentario risponde a una diffrazione. Emergono infatti non le differenze astratte degli attori (suoni e persone) quanto gli effetti delle differenze, ovvero il modo in cui suoni e spazi dell’identità sono reciprocamente connessi e si condizionano a vicenda. “Contralto” non mette in scena una rappresentazione del fenomeno che racconta – la disforia nell’identità di alcune persone conseguente il non riconoscersi nella propria voce – ma crea un momento in cui il fenomeno stesso è in atto. In questo si ritrova il potenziale artistico del film: è un’opera sonora e visiva che interpreta in pieno il significato sperimentale della performance, intesa nei fatti come azione, come gesti e movimenti sonori (in questo caso vocali e strumentali) in grado di comprendere al loro interno, piuttosto che esserne sopraffatti, i contenuti semantici del linguaggio verbale.

Questa storia che si racconta qui è espressa esattamente da queste persone che ci stanno di fronte a noi agiscono, non da un’idea pregressa che abbiamo della tematica che toccano – la disforia nell’identità di genere nelle donne transessuali – né da una rappresentazione autoriale del fenomeno. Attraverso l’esplorazione delle possibilità offerte dal suono ci si addentra nella costruzione dello spazio della persona. In questo caso lo strumento di indagine è la voce, una membrana che separa e unisce, che mette in relazione e in comunciazione, che è capace di dividere e collegare, non solo i differenti individui tra loro ma anche il proprio “Io” con la sua manifestazione: quello spazio di risonanza che permette un ascolto simultaneo di sé e del mondo, il corpo. “Contralto” riesce a dimostrare quanto possiamo essere intimi e alieni a noi stessi, invitando ad accogliere lo sforzo della contraddizione e riuscendo a contenere tutte queste riflessioni senza mai perdere la fisicità della presenza, sia dei suoni sia delle persone, in un momento corale di ricerca ed esplorazione nel quale anche lo spettatore, con tatto e leggerezza, è coinvolto.

CONTRALTO

un film di Sarah Hennies

60’, color, sound, US, 2017

“Contralto” è un opera audiovisiva della durata di un’ora. A metà tra musica sperimentale e documentario, è un lavoro video accompagnato da strumenti a corde e percussioni. L’opera vede la partecipazione di un cast di donne transessuali che parlano, cantano e interpretano esercizi vocali con il sottofondo di una partitura densa e movimentata, che include un’ampia varietà di approcci alla pratica sonora, sia convenzionali sia non propriamente musicali.

Quando un uomo transgender inizia ad assumere testosterone, questo causa l’inspessimento delle sue corde vocali e di conseguenza la sua voce si abbassa e si avvicina quelli che vengono definiti “toni mascolini”. Tuttavia non tutti sanno che le voci delle donne trans, al contrario, non sono condizionate dall’aumento dei livelli di estrogeni nel corpo. Essere una donna con “voce maschile” comporta una varietà di situazioni difficili, compreso l’aggravarsi e l’intensificarsi di una condizione di disforia l’aumento dei rischi di molestie e violenza, dovuti all’esposizione involontaria da parte dell’individuo della propria transessualità.

“Contralto” – termine che in musica definisce “la più grave delle voci femminili” – usa il suono delle voci delle donne transessuali per esplorare l’identità transfemminile dall’interno ed esaminare l’intima e peculira relazione che sussiste tra identità di genere e suono. L’opera vede la partecipazione di Julie Ashkin, Alexandra Brandon, Alyssa Green, Anna McCormick, Dreia Spies, Sarang Umarji e Josie Zanfordino. La partitura musicale è esguita da Erik Carlson (violino), Wendy Richman (viola), T.J. Borden (violoncello), James Ilgenfritz (contrabasso), Tim Feeney, Greg Stuart, and Ashley Tini (percussioni). Opera realizzata grazie al sostengo di: Community Arts Partnership of Tompkins County Foundation for Contemporary Arts Emergency Grant New York Foundation for the Arts Shelley Pinz Professional Development Grant.

Opera realizzata grazie al sostengo di: Community Arts Partnership of Tompkins County Foundation for Contemporary Arts Emergency Grant New York Foundation for the Arts Shelley Pinz Professional Development Grant

Sarah Hennies (1979, Louisville, KY) è una compositrice e percussionista che vive e lavora ad Ithaca, NY. Interessata ad esplora le possibilità della performance, realizza esperienze spesso estenuanti e di lunga durata. La sua ricerca sonora si traduce in una sovversiva pratica di indagine, che attraversa la psicoacustica, l’identità queer e il linguaggio dell’arte performativa. Ha presentato il suo lavoro in differenti contesti, come Café Oto a Londra, cave12 a Ginevra, Ende Tymes a NYC, Festival Cable a Nantes, il Johns Hopkins Digital Media Center, O’ a Milano e Second Edition a Stoccolma. Ha collaborato con artisti come Cristian Avear, Bearthoven, Bent Frequency, R. Andrew Lee, LIMINAR, Qubit Music, and the Thin Edge New Music Collective. Dal 2013 contribuisce alla diffusione della musica sperimentale attraverso la sua etichetta indipendente Weighter Recordings, che pubblica artisti ai confini della musica contemporanea. Il suo lavoro è stato sostenuto dalla Foundation for Contemporary Arts, New Music USA, dal New York State Council on the Arts e nel 2016 è stata premiata con il sostegno alla ricerca in musica/ suono dalla New York Foundation for the Arts.