QW.0

3.04.2020

Standards

QW.0_Standards_score 1_it-eng
QW.0_Standards_score 2_it-eng
QW.0_Standards_score 3_it-eng
QW.0_Standards_score 4_it-eng

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APPUNTI

• Non possiamo ancora sapere se, e come, questo momento esprimerà la cesura di “un prima e un dopo”.  Neppure siamo in grado di capire la misura in cui la stessa situazione genera reazioni diverse nelle persone, da altre posizioni geografiche e in momenti differenti. Il distanziamento sociale di cui adesso stiamo facendo esperienza collettivamente non è unico, né specifico; l’allontanamento è una condizione esistenziale comune a tante altre circostanze. Possiamo imparare ad abitarla nel confronto reciproco ma non possiamo definirne i confini adesso, nè tanto meno fare emergere temi attraverso riflessioni generali e universalizzanti.

• Le nostre azioni, come collettivo che cura la programmazione di uno spazio aperto al pubblico, risultano effettive solo nella relazione con altre persone – voi che partecipate alle attività che presentiamo, che ora per esempio state leggendo e che siete parte attiva ed essenziale del percorso di Standards. Ci chiediamo: qual è il valore culturale, cioè la relazione con il pubblico, per uno spazio come Standards che pratica la realtà a partire dall’esperienza artistica? Il valore in sé esiste o è, piuttosto, la relazione stessa che lo determina?

• Vogliamo tornare a pensare al processo creativo non come produzione di valore ma come processo di soggettivazione, che passa attraverso la relazione con la realtà e con gli altri con cui la condividiamo, che siano umani e non umani, in un rapporto non necessariamente funzionale.

• Abbiamo pensato agli score perché sono creati come esercizi all’attenzione, al pensiero tramite la pratica. Troviamo che questa sia una modalità utile perché non estetizza la situazione di isolamento, sebbene vi sia contestualizzata. Tramite la messa in atto di istruzioni di vario tipo, il sonoro non diventa feticcio ma, invece, può essere via di accesso a una serie di esperienze proprie di ciascuno e ripetute.

• Il suono non si presta alla logica del risultato uniforme e, proprio in virtù di questo motivo, è possibile intendere l’allenamento agli esercizi sonori come una proiezione stabile nella nostra pratica quotidiana, uno dei mezzi di conoscenza che tutti abbiamo a disposizione, in ogni momento.

• L’esercizio all’attenzione è un mezzo di resistenza in grado di allenarci verso cambiamenti e scenari collettivi differenti. La pratica individuale, se esercitata con perseveranza singolarmente da una collettività di persone, diventa una risorsa unica: micro strumenti, autodeterminati e condivisi collettivamente, se praticati da una moltitudine possono diventare uno strumento potentissimo.

• Esercitarsi all’ascolto, ovvero all’attenzione fisica e mentale in ogni sua declinazione, apre alla pratica quotidiana la possibilità di creare immaginari differenti agli squilibri del sistema, immaginari che ci liberano dai limiti del consumo, dell’isolamento, della percezione passiva. E che nutrono a loro volta la pratica, potenziando in questo modo una capacità di agire nel reale che rimane

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NOTES

As for now we can’t yet acknowledge if and how the present situation will mark a rupture between a “before” and an “after”. Nor can we fully grasp how similar circumstances will activate different responses in people from different geographical locations – and at different times. The isolation we are collectively experiencing is not unique nor specific; distancing is an existential condition common to other circumstances. We, as a collective made of different people, each with different attitudes and backgrounds, are just attempting to stay in this situation by sharing our experiences, although we still can’t understand its exact boundaries. Nor its features emerge through abstract and all-encompassing thoughts.

Our actions, as a collective curating the program of an art space, are effective as far as they relate to other people – to people like you – who take part in the initiatives we propose, who are reading this right now, and who are an active and essential part of the process. What is the cultural value, namely the relationship with the public, for a space like Standards that practices reality from the point of view of artistic experience? Does value in itself exist, or does it lie in the relationship itself?

We want to consider once more the creative process less as the production of an intrinsic value than as an operation of subjectivation. This operation only unfolds thanks to its relationship with reality and with those we are sharing it with – whether human or not human – through a process not necessarily driven by efficiency.

We decided to propose something in the form of scores in that they are exercises of attention: thoughts through practices. We find this a useful tool because it doesn’t deal with isolation at an aesthetic level – even if these exercises might be somehow aesthetically pleasing, it might be so because of their context. When some instructions of sorts are executed, sound does not become a fetish. On the contrary, it can become the gateway to the repetition of a series of experiences, everytime singular and specific.

Sound does not lend itself to be treated as an homogeneous product, and because of this it is possible to conceive a training through sound exercises as a steady projection in our daily becoming, a learning tool at our disposal at any time.

An exercise of attention can be a mean of resistance capable of preparing us for change and for different collective scenarios. Individual practice that promotes awareness, if properly and persistently exercised by a community, becomes an opportunity: self-determined micro tools, when shared and practiced by a multitude can become a powerful tool.

•  Practising listening, i.e. physical and mental attention in all declensions, opens to daily practice the opportunity of creating imageries different from the imbalances of the system – imaginaries that let us get rid of the limits of consumption, isolation, passive perception. Imaginaries that, in turn, support the practice itself, thus enhancing an ability to act the reality that remains anytime solid.